Noi italiani, per quel che dice la mia pur scarsa esperienza personale in merito, siamo uno dei pochissimi popoli che si sente spesso in dovere di scusarsi per la propria natura. Alla domanda che ci pongono quando siamo all’estero, ovvero da dove vieni, spesso proviamo un misto di vergogna ed imbarazzo a dire Italia, tanto che il più delle volte facciamo seguire a tale affermazione giustificazioni disparate, del tipo:

Ma non sono un mafioso

Ma non ho mai rubato

Ma non voto Berlusconi

Ma non vado per tangenziali

Ma il calcio mi fa cagare

Il perché ci sentiamo in dovere di fare certe affermazioni mi pare piuttosto ovvio e non sarò certo io a buttarmi in spiegazioni geopolitiche, che qui nessuno ha voglia di fare il serio. Però è un dato di fatto che per svariati motivi l’orgoglio nazionale sia più o meno sotto zero e si tenda a vedere “l’altro” come la nazione perfetta a cui aspirare, fosse anche la Papua Nuova Guinea. Provate a chiedere ad un inglese o ad un tedesco da dove vengono, e dopo England o Germany ringraziate che non si tirino giù i pantaloni per sottolineare il concetto. Perché porca miseria loro sì che sono dei bulli. Il fatto che spesso anche loro cadano in vizi di forma molto simili ai nostri (per esempio, la prossima volta che sento che gli italiani rispetto agli altri lavorano poco faccio uno sterminio di massa, provate a dire ad un inglese di lavorare oltre le 16.30 di venerdì e guardatelo accartocciarsi su sé stesso e cercare la mamma) non scalfisce minimamente la loro sicurezza.

hamburger

Forse anche per questo, come reazione alla nostra insicurezza nazionale, ostentiamo invece arroganza nei pochi capisaldi che tuttora il mondo ci riconosce, uno su tutti il cibo. La tracotanza degli italiani al momento di ordinare da mangiare in terra straniera è una delle cose più rivoltanti che mi sia capitato di incontrare negli anni. Evidentemente la frustrazione di essere chiamati mafiosi anche dal tossico di Amsterdam che ti minaccia con una siringa in mano agisce sul nostro cervello a tal punto da sentirci in dovere di spiegare che insomma questa pastasciutta fa cagare e io avevo ordinato la Pepperoni piza, non la pizza morte e disperazione con sogni infranti su piatto a parte. Che è indubbiamente vero, la pasta la rimanderebbero indietro perché troppo scotta anche all’ospizio e la Pepperoni piza vi ricorda quella volta che Marzia della terza B vi aveva tirato giù i pantaloni davanti a tutta la classe, ma del resto non vorrei fare il guastafeste ma nel momento in cui entri in una catena chiamata Bella Italia nella periferia di Manchester che ha affisso ai vetri parole come Vino Rosso, Chianti, Espresso, Crostini, senza alcun senso logico (vedere diapositiva ad inizio pezzo per dimostrarvi che non vi prendo per il culo) diciamo che accetti le conseguenze delle tue azioni. Allo stesso modo se entri in un Caffè Nero e ti fai fare un Espresso da tizi rossicci originari di Chester che girano con la t-shirt con scritto “Il vero caffè di Milano” (ma se io lo volessi di Bagnolo Mella invece che di Milano che faccio? Dite che a Costa Coffe ce l’hanno?) poi non lamentarti che sappia di quella cosa che trovi nelle giunture della tua auto.

Il punto è questo: il più delle volte non siamo abbastanza intelligenti da capire che, sì, il cibo italiano è buonissimo ed è probabilmente il migliore al mondo, ma questo non ci dà il diritto di pretendere che lo sia anche mangiato in altri paesi e che, soprattutto, in questi stessi paesi non ci sia qualcos’altro di altrettanto buono che non meriti un tentativo. Perfino in Inghilterra, che di certo non passerà mai per essere la meta principale per chi fa turismo culinario, si riesce a mangiare (molto) bene.

Entrate in un pub a caso e le possibilità di mangiare qualcosa di molto buono (ditemi se le parole Steak Guinnes

Pie non vi fanno venire fame, io ne ho già ordinate due mentre scrivo, me le manda Amazon incartate con rimborso immediato nel caso arrivino leggermente sbeccate) improvvisamente crescono a dismisura. Le specialità ed i gusti cambiano, ma cibo buono lo si può trovare anche nei posti più impensabili. Basta aver voglia di conoscere le usanze, le tradizioni locali. Purtroppo la maggior parte delle persone se ne va cinque giorni a Londra, mangia tre volte da Mc Dondald’s e due da KFC e poi racconta agli amici che ha mangiato di merda, che poi altro non è che la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e soprattutto il loro cervello.

steak guinnes pie

Nonostante tutto però è giusto che anche gente del genere ascolti il mio consiglio per mangiare un’ottima carbonara anche all’estero.

Pronti?

Davvero?

Sicurisicuri?

Ecco: portatevi la nonna nel bagaglio a mano (a patto che non voliate con Ryanair, a me una volta al metal detector mi hanno tirato fuori dalla borsa una boccetta di shampoo e la nonna. E’ ancora là, se trovate un’anziana signora che fa l’elemosina con i capelli che profumano di aghi di pino ditele che la saluto) e fatevela fare da lei.

black pudding