Il nome che ci viene dato alla nascita non sempre rispecchia la nostra personalità e alle volte può renderci oggetto di spiacevoli prese in giro durante la fase critica della crescita, se non viene considerato dai più un nome comune.

Quanti avranno apprezzato il loro nome solo crescendo? Forse la maggior parte!

Talvolta il nome di battesimo sembra volerci indicare indirettamente la strada da seguire, come se fosse la garanzia di un successo già scritto nel nostro destino.
È proprio il caso del cantautore italiano Vinicio Capossela (50 anni il prossimo 14 dicembre), che sarà ospite della 26a edizione del festival musicale di Macerata, Musicultura 2015, che si terrà dal 15 al 21 giugno (Per maggiori informazioni è possibile consultare questo link).

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Un sorridente Vinicio Capossela

Chiunque, sentendo o pronunciando questo nome, non può non pensare alla sua stranezza e rarità, domandandosi da dove provenga e quale significato possa avere.

La risposta è presto data: Vinicio è ripreso dal termine tardo latino Vinicius, presumibilmente derivato da vinum (“vino”), da cui il plausibile significato di “amico del vino”, delineando uno spirito goliardico e compagnone della persona che lo porta.

Secondo altre fonti Vinicio potrebbe aver origine dal nome della dea etrusca Uni, corrispondente alla Giunone romana. Dal termine Unic si arriverebbe alla forma Vinic, e ciò giustificherebbe la diffusione del nome nell’Italia centrale, coincidente con l’antica Etruria.

Il cantautore, pluristrumentista e anche scrittore, non è stato chiamato così per una tradizione di famiglia o per la diffusione del nome nella sua terra natia. Infatti, è nato in Germania, a Hannover, da genitori italiani provenienti dall’Irpinia, e la scelta del nome è stata dettata dalla passione del padre Vito per un musicista, il fisarmonicista Vinicio, celebre negli anni ’70 e autore di molti dischi per la Durium (casa discografica italiana attiva dal 1935 al 1989).

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Vinicio Capossela durante un’esibizione.

Vinicio inizia a conoscere e ad apprezzare la musica fin dalla tenera età quando, dopo il pranzo domenicale, per allietare il pomeriggio, veniva aperto il giradischi Philips del padre, dal coperchio color crema rosso. Per il giovane Vinicio sono indelebili i ricordi d’infanzia, che si porterà dietro per tutta la vita.

Quel giradischi fu comprato dal padre Vito poco più che ventenne nel ‘62 a Ulm (cittadina tedesca che diede i natali ad Albert Einstein, non lontana da Augusta e Monaco di Baviera). Era il suo primo acquisto fatto in terra straniera che non fosse un bene di prima necessità, ma qualcosa di superfluo e per quell’uomo era tutto: aveva la forma di una valigia e nella parte superiore era contenuto l’altoparlante che poteva anche essere rimosso e collocato lontano dal giradischi fino a un metro di distanza… davvero innovativo per i tempi!

È incredibile quanto la nostra infanzia ci possa influenzare e plasmare il nostro futuro!

Così Vinicio ha seguito la sua passione: ha portato avanti l’amore per la musica, dapprima coltivata nei circuiti underground dell’Emilia Romagna e poi, scoperto da Francesco Guccini, si è fatto conoscere e apprezzare dal grande pubblico esibendosi nel famoso Club Tenco (fondato a Sanremo nel 1972 per sostenere la “canzone d’autore” italiana e internazionale). È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club stesso, con quattro Targhe Tenco.

Con il XXI° secolo il cantautore trae ispirazione dalla sua terra natia, l’Alta Irpinia, ricevendo addirittura la cittadinanza onoraria dal comune originario dei genitori, Calitri (AV). Ritornerà così alla scoperta delle proprie origini, per conoscere se stesso in quanto – come egli stesso afferma:

Un paese è la cosa più cosmopolita, perché ci racconta tutti i paesi del mondo!”.

È in questi luoghi che Vinicio Capossela cerca di alimentare anche la propria ispirazione letteraria, restituendo il ritratto di un’Italia ai margini, che rischia di essere abbandonata e dimenticata, ma che ha ancora molto da raccontare. Fra i suoi libri ricordiamo Non si muore tutte le mattine, edito nel 2004.