Potrei iniziare questo pezzo, così diverso da quello che sono abituato a scrivere per almeno un centinaio di ragioni, cercando di spiegarvi quello che penso dell’usanza di ricordare i “morti famosi” sui social network.

Potrei farlo, ma per fortuna esiste Zerocalcare che, tra le altre qualità, ha quella di spiegare con clamorosa semplicità una serie interminabile di disagi quotidiani. Quindi, se volete farvi un’idea della mia opinione a riguardo, leggetevi Quando muore uno famoso.

Il fatto è che trovo piuttosto ipocrita la necessità di far sapere a tutti i costi di essere estremamente dispiaciuti per la morte di qualcuno che probabilmente si è visto o sentito due volte in croce. Diventa una gara a chi scrive prima/meglio, che è tutto meno che rispettoso di chi è davvero distrutto o dispiaciuto per la perdita. Sono dell’idea che il modo migliore per portare rispetto ad una persona che, non solo non si conosce di persona, ma spesso non si conosce nemmeno a livello artistico, sia quello di rimanere in silenzio.

Ognuno poi ha il proprio modo di vivere la cosa, e sono fermamente convinto che moltissime persone che invece esprimono il proprio dispiacere sui social, o in altro modo, lo facciano in assoluta buona fede ed il dispiacere da appassionati sia genuino. E’ la quantità incredibile di persone che invece deve cercare su Wikipedia il nome di chi è morto e che, nonostante tutto, si dichiara distrutta che invece non tollero in alcun modo.

Domenica è morto Philip Seymour Hoffman. A 46 anni, sembra per overdose di eroina. Aveva avuto problemi di droga da ragazzo, poi ci era ripiombato molto recentemente. Sembrava ne fosse uscito di nuovo. Sembrava.

Magnolia

La sua morte non è per nessun motivo più importante di altri artisti. Anzi, il fatto che sia avvenuta a causa di un tentativo di autodistruzione, invece che per fatalità, getta tutta un’altra luce sulla vicenda. Vicenda che non ho alcuna intenzione di sviscerare, perché dubito fortemente che un ventisettenne di Cremona, che non ha mai avuto la possibilità di incontrare Hoffman di persona, possa fornire un contributo decente alla questione.

Però stavolta mi piacerebbe quantomeno parlare di lui. Non sono un critico, non sono un esperto di cinema e non ci vado vicino nemmeno impegnandomi con tutte le mie forze. Sono semplicemente uno a cui piace guardare qualche film ogni tanto e che adora perdere tempo a documentarsi su attori, registi e curiosità varie, se quel film lo ha apprezzato. E’ così che è nata la mia venerazione più totale per Philip Seymour Hoffman. Non ho visto tutti i suoi film e forse nemmeno sono arrivato a metà (ci arriverò a vederli tutti prima o poi, o almeno mi piace pensarlo), ma non c’è una sua interpretazione che non mi abbia lasciato a bocca aperta. Spesso un film di valore assoluto per sceneggiatura e regia eleva automaticamente le prove degli attori coinvolti. Per Hoffman il discorso era inverso, era lui ad elevare qualsiasi film in cui recitasse, indipendentemente dalla quantità di attori straordinari con cui lavorava, indipendentemente dal blasone dei registi che lo dirigevano.

Uno dei miei attori preferiti, da sempre, è Edward Norton. E’ un altro di quei pochi per cui l’ammirazione si trasforma in venerazione. E’ per lui (e Spike Lee) che guardai La 25esima Ora poco dopo la sua uscita. E’ stata la prima volta che vidi Hoffman. Inizialmente non rimasi folgorato, per un semplice motivo: Edward Norton e la regia di Spike Lee, ovvero i due motivi che mi avevano spinto alla visione, erano troppo preponderanti e dominanti per permettermi di apprezzarlo quanto avrebbe meritato. Anche per un altro motivo: interpretava Jacob, uno dei due migliori amici di Edward Norton, un professore timido e frustrato che amava in segreto una sua studentessa. Bravo era bravo, ma niente mi impediva di pensare che la sua bravura fosse dovuta ad una banale aderenza del suo modo d’essere al personaggio che doveva interpretare. Il mondo del cinema è pieno di attori bravi e belli finché devono comportarsi come sono nella vita reale, ma pessimi nel momento in cui devono davvero immedesimarsi in qualcosa di diverso. Perfino interpreti come Johnny Depp e George Clooney, che di certo non verranno mai scambiati per gente senza talento, hanno più volte indugiato in ruoli “comodi” perché vicini al “pattern” che gli aveva regalato il successo mondiale.

Mi è bastato guardare il mio secondo film con PSH per capire che non potevo prendere abbaglio più clamoroso. Negli anni ho recuperato un po’ di film precedenti a La 25esima Ora e ne ho visti molti altri usciti successivamente. Non ricordo un personaggio uguale, ed anche nel momento in cui i ruoli potevano apparire simili (diciamo che di personaggi inquietanti ne ha interpretati più d’uno), ha sempre fatto in modo di renderli unici.

Onora-il-padre-e-la-madre

Un attore oggettivamente brutto, grasso. A differenza di altri (Christian Bale su tutti, più recentemente Matthew McConaughey, che ha deciso di dimostrare di essere un artista coi controcazzi, violentando il proprio fisico) non ha mai deciso di portare il proprio trasformismo su un piano fisico. L’unica evidente modifica al suo fisico è sempre stata rappresentata dai capelli e dalla barba, quelli sì in costante mutazione a seconda dei ruoli. Ma la trasformazione avveniva principalmente su un piano morale. Guardate il Jacob de La 25esima Ora, guardate l’Andrew Hanson di Onora il Padre e la Madre, guardate il Gust Avrakotos di La Guerra di Charlie Wilson (un film normalissimo, nonostante i nomi coinvolti, un film che guadagna punti grazie al fatto che PSH sia semplicemente meraviglioso), guardate ancora il Phil Parma di Magnolia, ed oltre ad un diverso uso del gel e del rasoio noterete uomini completamente diversi, animati da sentimenti e moralità completamente differenti, appartenenti ad universi distanti l’uno dall’altro. E questo vale per qualsiasi altro film che potete leggere nella sua filmografia. Non gli è capitato quasi mai di essere protagonista, ma non aveva alcuna importanza, non ha mai avuto bisogno di due ore di inquadrature per rimanere indelebile.

La-Guerra-di-Charlie-Wilson

Se lo conoscete poco, fatevi un regalo: prendetevi la lista dei film in cui ha recitato e cominciate a guardarli pescando a casaccio. Qualcuno senz’altro non sarà indimenticabile, ma le probabilità di incrociare un capolavoro rimangono alte. E, se sono tali, molto si deve alla sua presenza.

Leggo in giro che il grandissimo numero di premi che ha ricevuto rende giustizia al suo talento e alla sua bravura. Non sono d’accordo. Ha vinto un solo Oscar con A Sangue Freddo (2006) come miglior attore protagonista (triste curiosità, uno degli altri candidati per quel premio era Heath Ledger per I segreti di Brokeback Mountain), ed è l’unico film che gli abbia realmente regalato riconoscimenti ufficiali, a parte qualche nomination e premio qua e là. Non è sufficiente per descriverlo. Non è sufficiente perché, nonostante il premio fosse meritatissimo, non è per essere stato il miglior attore protagonista che verrà ricordato. Verrà ricordato, spero, per essere stato uno dei più grandi, incredibili e straordinari attori non protagonisti che si siano mai visti.

Quindi, ciao Philip. Non sono un tuo amico, non ti ho mai incontrato in vita mia, non ho la più pallida idea di cosa ti abbia spinto a finire così e non ho nessuna intenzione di sostituirmi nel ricordo a chi invece ti conosceva davvero. Nel mio piccolissimo mi limito a ringraziarti, perché se quello che spesso viene considerato semplice intrattenimento talvolta assume le dimensioni dell’arte è anche merito tuo.

Chiudo con il monologo finale del Conte in I Love Radio Rock, che mi permetto di parafrasare.

L’unico dispiacere stanotte è che negli anni futuri ci saranno tanti fantastici film, che non sarà mio privilegio interpretare ma, credete a me, saranno comunque recitati! E saranno comunque guardati! E saranno comunque la meraviglia del mondo!