Nella mia testa è settembre l’inizio dell’anno nuovo, non gennaio. C’è tutta l’estate per rilassarsi e pianificare l’arrivo di Settembre.

Il mio primo proposito di quest’anno è che avrei fatto qualcosa di buono per me e così, dopo un giro di acquisti sfrenati, il mio estratto conto mi ha parlato e mi ha detto “mia cara, stai facendo del bene a te, ma non a me. Forse è meglio se cambi strategia”. A questo punto è intervenuta la ciccia acquisita in un mese di vacanze in Salento, ma la frase “ok, da domani mi iscrivo in palestra!” non fa per me. So bene che sarebbe pura beneficenza per il personal trainer. Allora ho “violentato” la mia pigrizia atavica e ho iniziato a correre (che è un impegno da 1000 punti per me).

Ho rispolverato il mio tapis roulant – che giaceva tipo appendiabiti in casa – e ho iniziato a correre. Ma sul serio, tutti i giorni. Lo so che correre all’aperto è più bello, ma io dopo la corsa sono un mostro, anche da bambina era così. Divento paonazza, come sul punto di un infarto, e quindi trovarmi in quello stato o al parco o in palestra, di fianco a giovani sgallettate che mi superano con agilità, perfettamente truccate e pettinate, non giova alla mia autostima. Invece a casa posso correre a qualsiasi ora, con la musica a palla, di solito in mutande; e appena finisco corro sotto la mia doccia, senza nessuno che mi veda. Adoro.

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Ma settimana scorsa mi sono addirittura spinta oltre: ho visto la pubblicità della Color Run e ho deciso di iscrivermi, 5 km di corsa, all’aperto, io. Giuro che ero sobria quando l’ho fatto! È una corsa molto divertente perché parti tutto vestito di bianco e a ogni km ti colorano con una tonalità diversa. In gruppo è più divertente e così ho cercato di coinvolgere i blogger di Paper Project, ma di tutti i pigroni convocati (sì, proprio a voi: pigroni! 😉 ) solo la mia fedele amica Sabrina ha risposto all’appello. In molti mi dicevano che correre 5 km quando hai iniziato solo da 10 giorni è una cavolata, ma sabato, a fine gara, dopo averli corsi tutti, mi sentivo strafelice, orgogliosa di me, del mio proposito e di averlo mantenuto. L’adrenalina che ti regala la corsa ha un potere incredibile: è come l’innamoramento, o un bel complimento.

La Color Run è da provare almeno una volta (voi professionisti della corsa non snobbatemi, fate pure le maratone, io non ci riesco 😉 ). Io e la Zambot ci siamo proprio divertite: piene di polvere colorata dappertutto abbiamo fatto l’ultimo km correndo tenendoci per mano al suono di Eye of the tiger (sì, tamarrissima, ma ci dava la carica). Quindi questo mio racconto vuole essere una speranza per tutti i bradipi come me: correre si-può-fare, e comunque a queste gare non competitive si può anche solo camminare, nessuno vi guarderà male, nemmeno le giovani sgallettate di cui parlavo prima 😉

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