Il primo libro di Terry Pratchett che ho letto è stato “Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori”. Classificato come letteratura per ragazzi, mi stupì per la limpidezza e la semplicità con cui spiega alcuni concetti molto complessi, come la paura e l’effetto che questa ha sugli esseri viventi. Letteralmente, mi impressionò. Arrivai in fretta a concludere “è un genio”: non penso sia da tutti raccontare uno dei più grandi problemi dell’umanità attraverso creature piccole e buffe.

Questo libro è collocato nel “Mondo Disco”, ambientazione fantasy tra le più creative che abbia mai letto, scenario di oltre 30 libri (ma quelli scritti nel corso della sua vita sono più del doppio). Eppure definirlo un semplice scrittore fantasy penso sia riduttivo.
Con le sue opere ha saputo stupirmi, colpirmi, farmi riflettere e ridere insieme… per secoli i filosofi hanno cercato di spiegare con ragionamenti complessi e contorti alcuni concetti come l’umanità e la religione, poi è arrivato lui e ha saputo raccontarli con semplicità e ironia.

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Proprio la religione mi porta al suo libro che preferisco, tra quelli che ho letto finora: “Tartarughe divine”. Si tratta del tredicesimo romanzo ambientato nel Mondo Disco dove, con tono scanzonato, trasmette pensieri non banali attraverso le voci di personaggi surreali e al contempo credibili. Il mio preferito arriva dalla bocca di Om, bizzarro dio intrappolato nel corpo di una tartaruga: “Umani! Vivevano in un mondo in cui l’erba era sempre verde, il sole sorgeva ogni giorno e i fiori si trasformavano regolarmente in frutti, e cosa li colpiva? Statue piangenti. E il vino fatto con l’acqua! Un semplice effetto da tunnel quantomeccanico, che avresti comunque se fossi pronto ad aspettare qualche miliardo di anni. Come se la trasformazione del sole in vino, attraverso le vigne, l’uva, il tempo e gli enzimi non fosse mille volte più incredibile, e accadeva continuamente…”

So di non essere l’unica a riconoscere la sua grandezza, infatti Pratchett è stato nominato ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, ha ricevuto il titolo di cavaliere per i servizi resi alla letteratura e un asteroide ha preso il suo nome, e non sono neanche la sua lettrice più esperta… ma amo le sue opere e qui ho voluto parlare di quello che mi ha lasciato.
Di sicuro per colpa della sua malattia abbiamo perso l’occasione di farci raccontare tante altre meraviglie. Per fortuna non è stato avaro nella sua produzione.

Lui, che nei suoi romanzi ha spesso dato la parola anche alla Morte, adesso le è andato incontro: “STAI SOLO POSPONENDO L’INEVITABILE”, si sarà sentito dire. “È quello che si considera vita.”